{"id":4196,"date":"2025-07-15T09:34:44","date_gmt":"2025-07-15T09:34:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.metaprogettazione.it\/cms\/?p=4196"},"modified":"2025-07-28T07:05:21","modified_gmt":"2025-07-28T07:05:21","slug":"e-oggi-cosa-e-rimasto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.metaprogettazione.it\/cms\/e-oggi-cosa-e-rimasto\/","title":{"rendered":"E oggi, cosa \u00e8 rimasto?"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-4203\" src=\"https:\/\/www.metaprogettazione.it\/cms\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/Progettare_progetto_1-1.jpg\" alt=\"\" width=\"1240\" height=\"536\" srcset=\"https:\/\/www.metaprogettazione.it\/cms\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/Progettare_progetto_1-1.jpg 1240w, https:\/\/www.metaprogettazione.it\/cms\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/Progettare_progetto_1-1-980x424.jpg 980w, https:\/\/www.metaprogettazione.it\/cms\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/Progettare_progetto_1-1-480x207.jpg 480w\" sizes=\"(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1240px, 100vw\" \/><\/p>\n<p>Che piacere ritrovare tra vecchie fotocopie e i lavori degli studenti il manifesto del Seminario di Studio sul Design &#8220;<strong>Progettare il Progetto<\/strong>&#8221;\u00a0del 1996.<\/p>\n<p>Il significato profondo della parola\u00a0<em>seminario<\/em>\u00a0\u00e8 quello di coltivare, sia sul piano morale che culturale, la crescita delle persone e la diffusione dei saperi. A distanza di anni, possiamo guardare con gratitudine e spirito positivo al lavoro svolto dal Comitato Scientifico di quell\u2019evento, che ha lasciato un segno ancora presente nella didattica del design, offrendo idee, visioni e buone pratiche.<br \/>\nUn pensiero personale va al professor Vincenzo Manili (Enzo per quelli dell\u2019ISIA), che con l\u2019immagine identitaria da lui progettata per la manifestazione, un segno grafico originale e riconoscibile, seppe evocare lo spirito di quell\u2019esperienza. Ancora oggi, quella stessa immagine continua ad aprire interrogativi e riflessioni sulla comunicazione visiva e sul senso profondo della progettazione, intesa non tanto come esito formale, quanto come portatrice di significato.<\/p>\n<p>Il Seminario fu il primo evento organizzato nella nuova sede dell\u2019ISIA di Roma, in Piazza della Maddalena. Proprio grazie a questa manifestazione, l\u2019allora direttore Alessandro Latini, chiese al Comune di Roma l\u2019utilizzo del piano nobile dell\u2019ex istituto Metastasio, allora chiuso da anni e abbandonato. Da quel momento, la prima scuola pubblica di design italiana ebbe finalmente una sede dignitosa nel cuore della Citt\u00e0. Col tempo, e con una certa dose di imprudenza e determinazione, il direttore arriv\u00f2 ad aprire alla scuola anche il secondo e il terzo piano, fino a estenderne l\u2019attivit\u00e0 didattica a tutto l\u2019edificio.<\/p>\n<p>Il manifesto di quell\u2019evento, a quasi trent\u2019anni di distanza, \u00e8 riuscito a riportarmi indietro nel tempo, facendo riaffiorare alla memoria storie, volti, voci e concetti che avevo lasciato in disparte, senza pi\u00f9 attribuire loro troppa importanza. Oggi, ripensando alle persone incontrate in quei giorni di fine ottobre e agli interventi a cui ho assistito, mi rendo conto della fortuna che ho avuto. Era normale, nelle pause tra una relazione e l\u2019altra, imbattersi nei corridoi dell\u2019ISIA in persone come Augusto Morello, Renato Pedio, Roberto Segoni, Sergio Pininfarina, Andries Van Onck, Massimo Dolcini, Omar Calabrese, Paolo Deganello, Gilberto Corretti, Antonio Macchi Cassia, Sandro Pasqui e molti altri, oltre ai docenti dell\u2019Istituto, in una veste diversa, pi\u00f9 informale e vicina.<\/p>\n<p>Partecipai al Seminario insieme a molti miei compagni di corso, quando ero studente al terzo anno di design: un po\u2019 curioso, un po\u2019 affascinato da quella dimensione progettuale e dalla sua complessit\u00e0. Fu un\u2019esperienza straordinaria, per chi come me veniva dalla provincia e facevo il pendolare, ascoltare dal vivo, tutti insieme, molti dei protagonisti di cui, fino ad allora, avevo solo sentito parlarne a lezione o letto sui libri consigliati dai docenti durante le lezioni, fu un\u2019occasione unica e indimenticabile.<\/p>\n<p>Ricordo con piacere, seppure in maniera un po\u2019 offuscata, il confronto tra Paolo Deganello e Giulio Angelini, che discussero, con passione, sul senso profondo di insegnare design. Il primo, quasi a rappresentare l\u2019ISIA di Firenze; il secondo, l\u2019ISIA ospitante. Fu un momento alto di confronto tra due scuole, due filosofie progettuali che, per alcuni di noi, studenti di questa nuova disciplina, lasci\u00f2 un segno profondo. Naturalmente, in maniera neanche troppo velata, noi di Roma parteggiavano per il professor Angelini, ma ci fu subito chiaro che, pur nella distanza delle posizioni, con toni pacati si stavano misurando due visioni del progetto di design, due modi di intendere la cultura e l\u2019azione del progettare. Era un dibattito sulle idee che affondano le proprie radici in una stessa stagione culturale, in una tradizione progettuale comune, tenuta insieme dal rispetto profondo per la disciplina, per il valore dell\u2019insegnamento e per il principio di democrazia e laicit\u00e0 che il progetto \u00e8 chiamato a custodire e rappresentare. Il dibattito si svilupp\u00f2 a margine dell\u2019intervento del professor Angelini, che in quella sede affront\u00f2 il tema dell\u2019autonomia disciplinare del design, intesa come capacit\u00e0 di generare <em>utilities<\/em> a misura d\u2019uomo attraverso una visione metaprogettuale e piccole ma significative innovazioni applicate, tratto distintivo del design primario.<\/p>\n<p>Per una generazione di giovani designer nel pieno della formazione, quel Seminario fu molto pi\u00f9 che una serie di interventi di persone pi\u00f9 o meno autorevoli, fu una lezione di metodo, di organizzazione del pensiero, di responsabilit\u00e0 e di etica del progetto. Allora il design era una disciplina ancora poco conosciuta e codificata, con i confini abbastanza marcati e le regole in via di definizione, regole che da l\u00ec a pochi anni, sarebbero state radicalmente rimesse in discussione come i confini, sempre meno definiti. Eppure, proprio in quei giorni, comprendemmo che stavamo vivendo un passaggio cruciale per la didattica del progetto, per gli ISIA e, pi\u00f9 in generale, per il mondo della formazione nel design. Grazie al confronto tra persone straordinariamente colte, appassionate e impegnate a costruire senso attorno a una disciplina in continuo divenire, prendeva corpo una nuova comunit\u00e0, pur con tutte le sue differenze e debolezze, quella degli ISIA.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un altro aspetto legato al manifesto del Seminario che riaffiora alla mia memoria: la sua realizzazione. Ricordo che un venerd\u00ec pomeriggio, a pochi giorni dall\u2019evento, ricevetti a casa una telefonata dal professor Manili, il quale mi invitava da lui il giorno seguente per realizzare un progetto non meglio precisato, raccomandandomi di portare con me normografi e rapidograph. Il mattino seguente mi presentai all\u2019appuntamento e mi spieg\u00f2 che avrei dovuto realizzare un cartiglio, sulla falsariga di quelli utilizzati nelle tavole tecniche, contenente le informazioni di un seminario di studi che si sarebbe tenuto in ISIA da l\u00ec a pochi giorni, il tutto finalizzato alla realizzazione del manifesto dell\u2019evento. Voleva un lavoro ben fatto, ma non troppo preciso. Dopo qualche prova su carta, di getto, mi fece intervenire direttamente sull\u2019originale. Desiderava che si cogliesse chiaramente il segno realizzato a mano, cosa che a me sembr\u00f2 piuttosto strana, in un periodo in cui le tecnologie della rappresentazione grafica del progetto stavano facendo passi da gigante, mi veniva chiesto di \u201cguardare altrove\u201d, e realizzare un artefatto in maniera artigianale.<\/p>\n<p>A distanza di anni devo riconoscere che il professor Manili aveva visto giusto. La sua scelta, lucida e anti-convenzionale, si rivel\u00f2 perfettamente in sintonia con lo spirito e i temi affrontati nel Seminario. In quel cartiglio \u00e8 custodito il segno rappresentativo, forte e originale che, ancora oggi, continua a raccontare di quella stagione e dell\u2019entusiasmo, di una scuola che, nel suo essere piccola e combattiva, sapeva tenere insieme rigore e leggerezza, progettualit\u00e0 e visione. Naturalmente, di tutto questo ne presi coscienza soltanto molto tempo dopo. All\u2019epoca fui semplicemente un esecutore, felice di aver dato il mio modesto contributo ad una attivit\u00e0 della mia ISIA.<\/p>\n<p>Ripensando al progetto del cartiglio e dell\u2019intero manifesto, come espressione dell\u2019identit\u00e0 di un seminario di studi, in relazione al tempo della sua realizzazione e alla dimensione sperimentale dell\u2019ISIA delle origini, non posso fare a meno di domandarmi cosa sia rimasto di quella ricerca sull\u2019originalit\u00e0 del progetto di design e della comunicazione visiva. Quella era una stagione in cui le ricerche intorno al progetto erano condotte in maniera analogica, lontane dalle soluzioni convenzionali del momento e vicine a una visione autentica, libera e sperimentale. Il Seminario, in questo senso, ha saputo lasciare una traccia viva, capace di testimoniare ancora oggi quello spirito di ricerca e di apertura che animava in quegli anni l\u2019ISIA di Roma.<\/p>\n<p>Cosa resta oggi di quella stagione? \u00c8 rimasta l\u2019idea che la didattica del design \u00e8 terreno di ricerca autentica, uno spazio libero dove sperimentare forme, segni e significati. \u00c8 rimasta la testimonianza di un approccio che antepone il pensiero progettuale alla convenzione, e che ancora oggi pu\u00f2 ispirare chi cerca, nel progetto di design, non solo soluzioni funzionali, ma possibilit\u00e0 espressive e culturali.<\/p>\n<div style=\"margin-top: 0px; margin-bottom: 0px;\" class=\"sharethis-inline-share-buttons\" ><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che piacere ritrovare tra vecchie fotocopie e i lavori degli studenti il manifesto del Seminario di Studio sul Design &#8220;Progettare il Progetto&#8221;\u00a0del 1996. 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