La didattica della metaprogettazione è parte fondativa dell’identità culturale del designer e comprende gli aspetti disciplinari morfologici volti all’indagine e alla sperimentazione della molteplicità dei percorsi formali da correlare al prodotto. I contenuti disciplinari di questo settore vertono sullo studio e la modellazione sia di strutture identificabili singolarmente, che di insiemi formali costituenti il paesaggio visivo e spaziale contemporaneo.
L’attività didattica studia i processi evolutivi delle forme e illustra i sistemi sintattici ottenuti, stabili e significativi, fino al limite della maturazione di attitudini funzionali riconoscibili e coerentemente ascrivibili ad un organismo funzionale.
L’obiettivo formativo del settore mira alla creazione di un patrimonio culturale di carattere estetico-figurativo e compositivo, attribuendo consapevolezza di utilizzazione della risorsa nelle future specifiche applicazioni di design.

Teoria della forma
Il Corso di Teoria della forma verte sulla progettazione di qualità formali e di impatto ambientale di artefatti a basso indice di funzionalità e impatto tecnologico, con l’obiettivo di far acquisire conoscenza e competenze di controllo spaziale e coerenza metodologica delle evoluzioni formali, tipiche del design.
La disciplina studia maglie strutturali, textures e organizzazione delle forme, ordine e disordine nei processi aggregativi come risultante di geometrie applicate a materiali storicamente consolidati nel progetto di prodotto: polimeri, acciaio, legno, vetro e, in generale, la vasta gamma dei semilavorati del design, di origine sintetica e naturale.
Nei laboratori si verificano, come integrazione metodologica fondamentale, gli apporti di altri fattori tipicamente metaprogettuali quali, ad esempio, la luce e la finitura delle superfici, per l’esatta definizione qualistica del progetto.

Progettare
L’approccio al problema della formalizzazione del progetto deve innanzitutto tener conto delle grandi evoluzioni che almeno da trent’anni a questa parte hanno fortemente caratterizzato la storia del modo di produrre e di concepire il progetto di industrial design (oggi solo design). Ora più che mai, le trasformazioni tecnologiche, i cambiamenti nei sistemi di produzione e degli scambi, lo squilibrio ambientale, nuove ricchezze e nuove povertà, stanno profondamente cambiando i modelli di riferimento dello scenario mondiale.
La natura stessa degli stati e delle economie nazionali si sta trasformando, organismi internazionali e sovranazionali assumono ruoli e poteri nuovi, mentre processi di sviluppo ed innovazione, sempre più a scala planetaria, sfuggono alle singole sovranità e ad ogni confronto democratico. Popolazioni, categorie e classi sociali modificano il loro ruolo centrale nel mondo della cultura del progetto. Il design come disciplina sociale, deve capire, valutare e indirizzare i processi di trasformazione in atto per la salvaguardia e il miglioramento della qualità della vita e dell’ambiente.

Ieri, produrre era più difficile che progettare.
Oggi, progettare è più difficile che produrre.
Augusto Morello in Stileindustria.
Anno 1 − Numero 1 − Febbraio 1995

Alle grandi serie dei tipi progettuali e merceologici tipici degli anni ’50 e ’60 atte a soddisfare i bisogni primari ed indifferenziati di masse largamente omogenee ed economicamente appena emergenti (l’automobile, il televisore, il frigorifero, il mobilio, la cucina a gas, ecc.) si stanno sostituendo i bisogni più sottili, più diversificati e sofisticati del nuovo consumatore, o meglio dei nuovi segmenti di consumo.
Si pone sovente, e sempre con maggiore frequenza, l’esigenza nuova di progettare non solo e non tanto un manufatto formalmente e semanticamente finito quanto piuttosto un semilavorato morfologicamente idoneo ed essere successivamente personalizzato.
L’identità culturale e professionale del designer tende sempre più a divenire a pieno titolo una entità totalmente integrata nell’universo non specialistico dell’immagine e della comunicazione. I punti teorici e pratici che devono stare attualmente alla base dell’educazione formale del designer, e quindi essere supporto di un insegnamento morfologico finalizzato, possono essere così definibili:

  1. va chiarito che il designer, pur tenendo conto delle profonde evoluzioni culturali in atto, è ancora essenzialmente industrial design nel senso che consiste nella progettazione di un oggetto tridimensionale d’uso (o di una sua parte o di un sistema di oggetti), di una immagine (o sistema di immagini) bidimensionali o servizi, prodotti attraverso un processo essenzialmente industriale;
  2. alla base di un oggetto o sistema di oggetti in via di formalizzazione deve essere postulata una natura di produzione interattiva;
  3. nel progettista deve essere sempre presente il dato concettuale che ogni singola unità prodotta non devii minimamente dalla serie, a meno che tale devianza non sia stata esplicitamente progettata ed operativamente prevista nel sistema di produzione;
  4. dovendo essere il progettato un prodotto essenzialmente industriale, esso è coinvolto inevitabilmente in una logica di mercato cui è diretto, per cui ogni ipotesi morfologica dovrà anche confrontarsi con questa realtà;
  5. le necessità tecniche e produttive non sono elementi antagonistici all’attività del designer bensì ne debbono costituire il supporto materiale incentivante e stimolante la creatività;
  6. la realtà e la logica dell’apparato produttivo deve già entrare originariamente nel processo di formalizzazione, anzi è bene che il designer abbia sempre coscienza che sovente è utile e necessario progettare insieme al prodotto il processo produttivo;
  7. la qualità e l’identità formale sono i veicoli (l’interfaccia) che permettono ad un determinato prodotto di partecipare al più vasto universo degli oggetti formalizzati e di tutto l’ambiente intenzianalmente progettato;
  8. un dato caratteristico delle qualità formali di un oggetto di design che lo distingue nettamente dalle caratteristiche formali di un’opera d’arte e da un’opera architettonica è la notevole rapidità di consumo e di absolescenza della forma, soggetta al confronto diretto con una utenza sempre più articolata, complessa e mutante, alle leggi dell’economia di mercato ed agli incessanti sviluppi tecnologici della produzione;
  9. nell’identità formale di un oggetto d’uso è sempre presente un dato di base simbolico, per cui l’oggetto è destinato sin dal suo concepimento progettuale a significare un suo attributo in maniera evidente ed esplicita attraverso la semantizzazione di un suo elemento plastico (volumetrico, cromatico, materico), capace di sottolineare quel genere di figuratività che di volta in volta serve ad indicarci la caratteristica funzionale, sociale, culturale o mitica dell’oggetto;
  10. compito del designer è quello di ideare l’oggetto, in maniera che esso sia immediatamente leggibile e comprensibile dal fruitore nella sua vera identità, in modo che le qualità attribuitegli siano esplicitamente semantizzate all’interno dei requisiti basilari imposti dalla tecnologia, dai costi aziendali e dal mercato, caratteristica di base del designer deve essere l’acquisizione di una capacità inventiva di sintesi, finalizzata al raggiungimento di chiari risultati operativi (problem solving).

Facendo bagaglio di quanto detto sopra, il corso di Teoria della forma, caratterizzato da una metodologia didattica fondata sulla ricerca e sulla sperimentazione, intende (1) avvicinare lo studente alle problematiche del design, stimolando le capacità di definizione dei processi logici e l’attitudine a gestire complessi sistemi di relazioni e (2) costruire una mentalità evoluta/flessibile circa lo spazio, la forma e la genesi dei processi formali.